PERCHE' QUESTO BLOG

Dopo una conversazione su le recenti notizie che invadono la nostra tv, i nostri giornali, e tutto ciò che e informazione, dopo aver riflettuto su ciò che ci circonda abbiamo deciso di creare questo blog.
Vogliamo discutere la cruda realtà e orrore viene trasformato in un format per fare lotta di ascolti, dove qualcosa di futile prende il sopravvento su ciò che e davvero importante… dove le priorità sono diventate apparire e non essere.. dove tutto ciò che ci crolla intornoa noi non ci appartiene e lasciamo che vada a valle senza un percorso preciso… dove la maggior parte delle persone ha come obiettivo apparire in qualsiasi situazione.
Tutto ciò nasce per discutere e vedere anche altri punti di vista.. altre opinioni.. nel massimo del rispetto per i pensieri altrui e con la massima libertà di espressione.


by Noemi Cortese

venerdì 29 ottobre 2010

IL POPOLO DEI BUNGA BUNGA


Ragazze minorenni sui viali delle città. Rumene, lituane, africane, italiane. A migliaia. Un popolo di stupratori seriali motorizzati le aspetta. Nessuno di loro chiede la carta di identità alle piccole donne. Solo il prezzo per le diverse modalità d'uso. Bambini di dieci/dodici anni in vendita in luoghi pubblici, davanti ai cimiteri, alle stazioni, in piazze di periferia. E ragazzine cinesi nei centri massaggi. Il depliant nel tergicristallo delle macchine parcheggiate con indirizzo, orari, immagini sorridenti con occhi a mandorla.
Il popolo dei bunga bunga non si commuove per la prostituzione di massa degli adolescenti nelle nostre città. C'è chi li usa, chi li ignora e chi si indigna per il pubblico decoro. La mamma con il passeggino tira dritto di fronte alla quindicenne truccata da troia mentre il marito prende nota del marciapiede su cui batte.
Berlusconi è un puttaniere? E' noto. Ha abusato dei suoi poteri? Lo fa da sempre. Ha fatto bunga bunga con Ruby? E' possibile. Centinaia di migliaia di italiani fanno sesso con minorenni? E' certo.Ottantamila abusano di bambini (BAMBINI!) nei viaggi di turismo sessuale (siamo tra i primi al mondo)? E' provato. E allora? Di che parliamo oggi? Ovviamente di Berlusconi, solo di Berlusconi, sempre di Berlusconi.
In un qualunque altro Stato occidentale sarebbe stato condannato per Mills, non avrebbe il monopolio televisivo, sarebbe stato fatto a pezzi dalla pubblica opinione per la sua frequentazione con dei mafiosi come Mangano o condannati in secondo grado come Dell'Utri. In nessuno Stato, neppure in Libia o in Russia, sarebbe potuto diventare presidente del Consiglio. Solo l'Italia poteva permettersi uno come lo psiconano. E' lo specchio di una parte del Paese che vorrebbe trombarsi le minorenni (e se le tromba), vorrebbe evadere il fisco (e lo evade), vorrebbe violare le leggi (e le viola).
I giornali ancora oggi, come ieri e anche domani, dedicano il titolo a Berlusconi e al sesso. Sono due anni che si fanno le seghe dai tempi di Papi, a villa Certosa, alla D'Addario e ora a Ruby. Morto un Berlusconi se ne farà un altro. Il popolo dei bunga bunga, invece, non muore mai.

mercoledì 27 ottobre 2010

POLITICA ESTERA DGLI U.S.A. SFASCIARE I GOVERNI NON ALLINEATI

DATI DI AGOSTO 2008 , MA PER NOI SONO NUOVI VISTO CHE NON SIAMO MAI VENUTI A CONOSCENZA DI TALI DICHIARAZIONI

 Esposto al senato del Pakistan il piano americano mirante a sfasciare il paese

Sabato 30 Agosto 2008
Pakistan Daily

Il senatore Nisar A. Memon della “Lega Q” pachistana ha asserito ieri Venerdi in senato che gli americani stanno coltivando il piano di sfasciare il Pakistan.
Il senatore ha sollecitato il governo a prendere conoscenza di un rapporto di ricerca del Professore Michel Chossudovsky del gruppo canadese Global Research – Canada nel quale si afferma che i recenti cambiamenti avvenuti nel regime [pachistano] verranno seguiti da un “gia’ previsto” vicolo cieco politico. Il rapporto dice che questo vicolo cieco politico fa parte di un programma attualmente in evoluzione nella politica estera americana che si prefigge di generare smembramento e scompiglio nella struttura dello stato.  
“Il governo indiretto dei militari e dei servizi di informazione pachistani “ – dice il rapporto – “verra’ sostituito da forme piu’ dirette di interferenza degli Stati Uniti, ivi compresa un’estesa presenza militare americana nel Pakistan”.  
Un precedente rapporto della americana Central Intelligence Agency (CIA) aveva predetto per il Pakistan, entro dieci anni, “un destino tipo Iugoslavia, con guerra civile, spargimenti di sangue, e rivalita’ fra le varie province, come si e’ visto nel Belucistan”
  
“Neonate riforme democratiche” – prosegue il rapporto – “ben pochi mutamenti potranno produrre di fronte all’opposizione di una elite politica agguerrita e dei partiti islamici. In un clima di continua agitazione nel paese, il controllo del governo si ridurra’ probabilmente al solo territorio del Punjab”.   
Il senatore Memon ha fatto notare che il rapporto precisa che il caos e l’anarchia verranno generati attraverso lo scardinamento economico, in seguito al quale il Fondo Monetario Internazionale afferrera’ poi il Pakistan nelle sue grinfie.
Il rapporto afferma che i servizi segreti britannici stanno appoggiando copertamente i terroristi separatisti belucistani, e che i torbidi attualmente in corso nel Belucistan fanno parte di una strategia mirante infine a separare questa provincia dal Pakistan come “Piu’ Grande Belucistan”.
Il senatore ha sollecitato il governo a prendere contromisure per opporsi a queste cospirazioni, e ha chiesto che il ministro della difesa o quello degli esteri facessero sapere come il regime intende dar fronte a tali minacce, affermando che la distruzione di istituzioni solide come la Inter-Services Intelligence verrebbe certo seguita da altri eventi simili.  
Il Presidente del Senato Mian Raza Rabbani ha detto che un ministro avrebbe discusso il rapporto e avrebbe esposto un piano nazionale per proteggere l’integrita’ del paese.
Il Vicepresidente Jan Mohammad Jamali ha detto a sua volta che il Primo Ministro Yousuf Raza Gilani avrebbe risposto alle interrogazioni in parlamento.
Il Ministro della Giustizia aveva gia’ presentato in parlamento due disegni di legge: in uno veniva abolito l’incatenamento dei condannati e il loro trasferimento alla cella di esecuzione in attesa della conferma delle sentenze da parte della Corte Suprema, e l’altro riguardava la registrazione dei beni immobili

SEMENTI OBBLIGATI AGLI IRACHENI

Le « sementi della democrazia »
In Irak la pratica millenaria di conservare il grano
per seminarlo un anno dopo l’altro è diventata illegale…
 
L’agricoltura è nata in Mesopotamia diecimila anni fa. La vasta e fertile pianura alluvionale situata fra il Tigri e l’Eufrate aveva permesso di coltivare tutte le varietà di grano oggi conosciute. Ma dal 2003 l’Irak è stato spogliato non solo della sua sovranità politica, del suo patrimonio archeologico e delle sue risorse petrolifere, ma anche della sua sovranità alimentare.
Infatti, fra le cento scellerate ordinanze emesse in Irak sotto l’amministratore provvisorio americano Bre-mer, e che hanno forza di legge, l’ordinanza 81 del 26 Aprile 2004 ha gettato il paese in pasto ai giganti agroalimentari che controllano il commercio mondiale dei grani, come la Monsanto (quella che fabbricava l’Agent Orange, l’erbicida alla diossina che gli americani usavano nella guerra del Vietnam per distruggere le foreste che offrivano riparo ai combattenti della resistenza).
Redatta in maniera estremamente perversa, tale ordinanza ha istituito di fatto l’obbligo per i coltivatori iracheni di cereali di acquistare ogni anno dalle multinazionali, oltre ad una licenza, le loro sementi trans-geniche ed i loro erbicidi estremamente tossici ad esse associati, il tutto in completa violazione delle leggi irachene che proibivano la privatizzazione delle risorse biologiche. Adesso queste società detengono un diritto di “proprietà intellettuale” che concede loro per vent’anni un monopolio sulle piante del patrimonio agricolo iracheno, delle quali si sono impadronite con la forza per modificarle geneticamente e poi brevet-tarle a nome loro.
La pratica millenaria di conservare il grano per seminarlo un anno dopo l’altro è quindi divenuta in Irak illegale, e gli agricoltori « colpevoli » di trasgredire il “diktat” dell’occupante non solo incorrono in forti ammende, ma sono anche passibili di arresto e di distruzione dei loro raccolti, dei loro mezzi di lavoro, e delle loro installazioni!
I coloni – diventati servi degli americani – sono ormai condannati a produrre delle piante artificiali (desti-nate per metà all’esportazione) ad unico beneficio della Monsanto e compagni, mentre la popolazione ira-chena muore di fame.
Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) rappresentano un gravissimo pericolo in campo ambienta-le, sanitario, economico ed etico. La polluzione e la perdita della biodiversità che essi comportano sono irreversibili e causano inoltre, nel tempo, la rovina ineluttabile dei coloni.
Il « terrorismo alimentare » è anzitutto una delle armi principali degli istigatori del “Nuovo Ordine Mon-diale” che mira ad asservire, una dopo l’altra, le popolazioni del mondo intero. L’Irak è diventato il nuovo laboratorio di questo strumento di dominazione diabolica, e gli iracheni sono diventati le sue cavie.
                                                                                                                            
  Joëlle Pénochet

NOSTRO DIRITTO DOVERE



A CHE SERVE AVERE TUTTE QUESTE INFORMAZIONI SE NESSUNO LE LEGGE, INCOMINCIAMO A RENDERCI CONTO C'E' UN ASSOLUTO BISOGNO DI DIVULGARE QUESTE NOTIZIE E CHE ALMENO LE DOBBIAMO LEGGERE PER SENSIBILIZZARCI SUI  PROBLEMI CHE REALMENTE ESISTONO, E' UN NOSTRO DIRITTO DOVERE
Altre 400.000 pagine rese pubbliche da Wikileaks, questa volta riguardanti l’Iraq, fanno apparire il famoso “leak” sull’Afghanistan, avvenuto lo scorso luglio, una specie di pettegolezzo da portineria.

Oltre 60.000 civili uccisi a sangue freddo dagli americani in Iraq, in incidenti di vario tipo, che sono stati tutti documentati in modo dettagliato, e inoltre torture di cittadini iracheni in almeno 300 casi, verificatisi ben dopo lo scandalo di Abu Grahib, delle quali sono anche parzialmente responsabili le stesse forze dell’ordine irachene.

Secondo Body Count, una organizzazione partner di Wikileaks, il numero dei civili uccisi intenzionalmente sale ad oltre 100.000, se si incrociano i dati recentemente acquisiti con quelli che già erano in loro possesso. Si aggiungono inoltre imbarazzanti conferme che gli alti gradi del Pentagono fossero al corrente di tutti questi massacri, ma non abbiano fatto nulla per fermarli.

Sia chiaro, nonostante la lista quasi interminabile di episodi orripilanti, non c’è nulla che possa sorprendere chi queste cose già le segue da vicino: “Il Nuovo Secolo Americano” documentava le uccisioni gratuite dei civili, e la connivenza degli alti comandi americani, oltre due anni fa, e non fummo certo i primi nè gli unici a farlo. La differenza sta nel fatto che ora tutto ciò compare su documenti ufficiali del Pentagono, ed è quindi impossibile negare ciò che loro stessi hanno messo nero su bianco. Ci sono inoltre nuovi video di uccisioni dal cielo, effettuate dagli americani nel classico “stile video-game”, decisamente imbarazzanti per chiunque da guardare.

Ma a cosa serve tutto ciò? A chi giovano, veramente, questi “leaks” sulle due guerre di Afghanistan e Iraq?

Posto di fronte a questa domanda da Russia Today, …

… dopo la pubblicazione dei documenti sull’Afghanistan, Julian Assange aveva risposto candidamente che “giovano prima di tutto al popolo afghano, che ha diritto di sapere quello che succede in casa propria”. In ultima analisi – questa è la filosofia di Assange – questi leaks giovano alla verità, che è come sempre “la prima vittima di tutte le guerre”.

Tutto giusto, ovviamente, tutto intoccabile e sacrosanto. Ma è anche tutto un pò troppo facile, a ben guardare. La domanda da porsi, in questo caso, è la seguente: davvero viviamo in un mondo in cui una persona “semplice e pulita” come Assange, motivata solamente da grandi princìpi umanitari, riesce a farsi consegnare e a mettere in rete materiale di questo genere, senza che nessuno glielo impedisca? Basta davvero avere il server in un paese come la Svezia, per essere securi che nessuno ti faccia chiudere il sito? Ma soprattutto, basta davvero dichiararsi incorruttibili paladini della verità, per evitare che qualcuno ti avvicini e ti faccia un “discorsetto chiaro e semplice” che in soli cinque minuti ti fa passare la voglia di pubblicare persino i numeri arretrati dell’Intrepido?

In effetti, per giudicare quanto “fastidio” abbiano dato davvero questi documenti all’amministrazione americana, basterebbe vedere come ha reagito il Pentagono a questa nuova ondata di documenti. Prima di tutto, secondo Channel 4 News, il Pentagono si è subito preoccupato di definire i documenti “genuini”. Che fretta c’era, dopotutto? D’accordo, sarà un pò difficile sostenere che siano falsi, ma lascia che siano gli altri a dimostrare che sono veri, no? Perchè rinunciare al prezioso “velo di nebbia” dell’incertezza, che così tante volte è servito a sminuire l’impatto iniziale di notizie davvero devastanti?

In secondo luogo, il commento del Pentagono è stato più o meno “chi ha trafugato quei documenti ha compiuto un atto veramente grave, che mette a repentaglio la sicurezza dei nostri militari all’estero, e dovrebbe subito restituirli”. Sembra più il discorso di un padre che vuole fingere di essere severo, che non quello di un gruppo di generali veramente incazzati per quello che è successo.

Ci sono poi i dubbi sulla tempestività di queste rivelazioni, che arrivano a due settimane scarse dalle elezioni americane, e che quindi potrebbero essere utlilizzate dai democratici per scrollarsi di dosso almeno una parte delle colpe per aver protratto le guerre di Afghanistan e Iraq ben oltre il previsto. (I documenti trafugati riguardano quasi per intero violazioni dei diritti umani compiute sotto l’amministrazione Bush).

C’è poi la posizione traballante di Maliki, il premier iracheno uscente, che non riesce a mettere insieme una coalizione da quasi otto mesi, e che ha perso chiaramente il favore di Washington, dopo aver fatto capire di avere ottenuto l’appoggio dell’Iran. Stranamente, Maliki risulta coinvolto, secondo i documenti di Wikileaks, in molti dei casi di tortura praticati dalla polizia irachena contro i loro stessi cittadini, e vede quindi ridursi al lumicino le sue possibilità di restare al potere.

Sia chiaro, per far quadrare il cerchio della logica non è necessario che Assange sia per forza un “venduto”, che lavora per un certo gruppo di potere contro un altro, venendo in quel caso protetto dal primo. Lui può davvero essere un “puro” che agisce in modo indipendente, e che ha avuto il genio ed il coraggio di mettere in piedi una organizzazione che rischa realmente di far traballare certi equilibri internazionali, ma che a sua volta viene lasciato vivere proprio perchè torna utile a qualcuno, di volta in volta, contro qualcun altro.

In fondo, quale modo esiste, più efficace e subdolo insieme, di far conoscere al mondo certe “verità scottanti” tramite una organizzazione limpida e pulita come Wikileaks, ma non, ad esempio, certe altre? (Sul caso Calipari, ad esempio, Assange ha detto che la documentazione è "fortemente incompleta". Come mai? Da quando in qua i "leaks" di questo tipo diventano "selettivi"?)

In altre parole, poichè Wikileaks dipende esclusivamente dalla scelta altrui di trafugare o meno certi documenti, non si è resa automaticamente uno strumento, per quanto involontario, delle manipolazioni più contorte e più feroci che si possano immaginare?

Ma poi, scusate, se davvero cerchiamo tutti la verità, cosa ne facciamo del rapporto di Lancet del 2006, che già indicava una cifra di morti civili, in Iraq, di circa 650.000 unità? Quel documento non ha pensato nessuno di “trafugarlo” a Wikileaks?

Massimo Mazzucco

DOPPIO BRODO ALFANO DI MARCO TRAVAGLIO